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- L'ammostamento nella produzione della birra - L'ammostamento nella produzione della birra
Dr Stefano Buiatti, Docente di Tecnologia della Birra,
   Dipartimento di Scienze degli Alimenti - Università di Udine

L’ammostamento (Mashing):

  • Scopo dell’ammostamento è la solubilizzazione, ad opera degli enzimi, degli zuccheri complessi presenti nel malto.

  • Tutte le sostanze che passano in soluzione vengono indicate come estratto

  • Prima di questa fase solo il 15-25% del malto è solubile. L’ammostamento dovrebbe dare una resa pari a circa il 65-80% del peso del malto.

  • La percentuale di estratto non fermentescibile (destrine e proteine) dipende dai tempi e temperature di ammostamento

 

Gli enzimi:

  • Gli enzimi sono molecole proteiche che svolgono il ruolo di catalizzatori biologici in tutte le reazioni biochimiche.

  • Un catalizzatore aumenta la velocità di una reazione senza prendervi parte

  • Gli enzimi hanno una elevata specificità verso il substrato

  • Gli enzimi manifestano la massima attività in corrispondenza di valori ottimali di pH e temperatura

 

 

 

 

 

Enzimi e optimum di temperatura

 

Enzimi e optimum di pH

 

Tempo e attività enzimatica:

  • La massima attività enzimatica viene raggiunta tra 62 e 68°C dopo circa 10-20 min

  • Dopo 40-60 min l’attività enzimatica decresce dapprima rapidamente per poi calare più lentamente.

  • Un incremento quindi della durata dell’ammostamento porta anche a un incremento della concentrazione delle sostanze estrattive ma tale aumento diventa via via sempre più lento

 

Effetto della durata dell’ammostamento

sulla resa in estratto e azoto solubile:
(G.H. Palmer, 1989)

 

% di maltosio (M) e destrine (D)

con diverse combinazioni di pH e temperatura: 
(Wheeler, 1993)

 

 

Degradazione dell’amido:

  • Gelatinizzazione

rigonfiamento dei granuli di amido in acqua calda. L’amido viene più facilmente attaccato dalle amilasi

  • Liquefazione

riduzione della viscosità dell’amido gelatinizzato ad opera delle alfa-amilasi

  • Saccarificazione

completa degradazione dell’amido a maltosio e destrine ad opera delle amilasi (alfa e beta)

 

Caratteristiche dell'amido dei principali cereali:

Temperatura di gelatinizzazione:

  • Il diametro dei granuli di amido è compreso tra <6 microm a 15-20 microm.

  • Sebbene i granuli più piccoli siano da 5 a 10 volte più numerosi i granuli grandi rappresentano più dell’85% dell’amido presente

  • I granuli più grandi gelatinizzano a circa 58-62°C mentre circa 68°C è la temperatura necessaria per quelli più piccoli (Bamforth, 1998)

 

Amido dell’orzo e del malto (Kunze, 1996):

 

Composizione dell’estratto:

I fattori che influenzano la composizione delle sostanze estrattive presenti nel mosto sono:

  • temperature in fase di ammostamento

  • tempo (durata dell’ammostamento)

  • pH del mosto

  • concentrazione del mosto

 

Composizione media di un mosto di birra (G.H. Palmer, 1989)

 

Zuccheri del mosto (Kunze,1999)

Ruolo delle Glicoproteine:

  • Sono polimeri di destrine e proteine a medio e alto peso molecolare

  • Vengono considerate come importante fattore nella stabilità della schiuma

  • Le temperature considerate più idonee alla loro formazione sono intorno ai 71-72°C

  • Una sosta di 30’ a queste temperature è considerata ottimale (glycoprotein rest) (Lusk, 1987; Narziss, 1994; Ishibashi, 1997)

 

Importanza della densità del mosto (rapporto acqua/farine):

  • Normalmente questo rapporto è di circa 2.5-3.0 L/Kg di farine

  • Generalmente mosti più densi (basso rapporto acqua/farine) presentano una maggiore efficienza enzimatica, con un effetto più prolungato nel tempo (Noonan, 1986)

  • Un mosto più concentrato, grazie alla minore capacità termica del malto rispetto a quella dell’acqua, è più “delicato” nei confronti degli enzimi

  • Mosti più concentrati presentano quindi enzimi più resistenti alla inattivazione termica. Ciò è dovuto all’effetto protettivo determinato dalla elevata concentrazione dei colloidi e dei soluti presenti in soluzione

 

Calcolo della temperatura di ammostamento:

Per calcolare correttamente questa temperatura bisogna considerare diversi fattori:

  • la temperatura desiderata (°C)

  • volume dell’acqua aggiunta (L)

  • temperatura dell’acqua aggiunta (°C)

  • capacità termica dell’acqua (Kilojoules/Kg/°C)

  • Quantità di farine (Kg)

  • Temperatura delle farine (°C)

  • capacità termica delle farine(Kilojoules/Kg/°C)

 

Come ottenere la temperatura di ammostamento:

Es.: per ottenere un mosto a 64°C dopo la miscelazione con le farine, quale deve essere la temperatura dell’acqua aggiunta ? Esempio:

  • Volume di acqua 12 L

  • Quantità di farine 4 Kg

  • Capacita termica acqua (4.2 Kilojoules/Kg/°C)

  • Capacita termica farine (2.3 Kilojoules/Kg/°C)

(1) Acqua (°C) + (2) Farine prima (°C) = (3) Acqua (L) + (4) Farine dopo (°C)

(1) (12 Kg) (4.2 KJ/Kg/°C) (X°C) + (2) (4 Kg) (2.3 KJ/Kg/°C) (29°C) =
(3) (12 Kg) (4.2 KJ/Kg/°C) (64°C) + (4) (4 Kg) (2.3 KJ/Kg/°C) (64°C)

X= 70.4°C

 

Soste di ammostamento:

  • Impasto (“Doughing in”)

  • Sosta “acida”

  • Sosta di peptonizzazione

  • Sosta di saccarificazione

 

Impasto (“Doughing In”):

  • Lo scopo è quello di ottenere le condizioni ideali per la solubilizzazione degli enzimi presenti nello strato aleuronico del seme.

  • Si evita inoltre che la farina più fine tenda ad impaccarsi grazie ad una regolare idratazione.

  • Ha una durata di 15 - 30 min e può risultare utile solo nel caso di malti scuri, poco modificati e/o enzimaticamente deboli.

 

Sosta “acida”:

  • Lo scopo è quello di abbassare l’iniziale pH del mosto quando si impiegano acque molto dolci che non provocano una significativa precipitazione dei fosfati di calcio con diminuzione del pH

  • L’enzima coinvolto è la fitasi (30-52°C) che degrada la fitina, sale insolubile in cui gran parte dei fosfati del malto sono legati all’acido fitico

  • Oltre all’abbassamento del pH a queste temperature sono attive anche le ?-glucanasi. Viene inoltre liberato il mio-inositolo, vitamina del gruppo B necessaria allo sviluppo del lievito

 

Sosta di peptonizzazione:

  • La degradazione proteica avviene tra 45 e 55°C ma continua più lentamente anche a temperature maggiori ad opera delle peptidasi e proteasi (o proteinasi)

  • A 45°C si formano prevalentemente prodotti di degradazione a basso peso molecolare (nutrizione dei lieviti)

  • A 55°C si formano prevalentemente prodotti di degradazione ad alto peso molecolare (schiuma, gusto, pienezza della birra, torbidità)

 

Sosta di saccarificazione

La temperatura

  • Lo scopo è la degradazione dell’amido in zuccheri più semplici ad opera delle beta- e alfa-amilasi

  • Come noto le beta-amilasi (60-65°C) formano maltosio mentre le alfa-amilasi (70-75°C) prevalentemente destrine

  • 65°C potrebbe essere considerato il valore di temperatura “soglia” tra un enzima e l’altro.

  • Variazioni anche di 2-3°C per pochi minuti possono modificare in modo sensibile il rapporto maltosio/destrine

 

Zuccheri e temperatura (Fix, 1997)

 

Degradazione dell’amido e colorazione allo iodio

(Kunze,1999)

 

Tempo

  • In funzione del pH del mosto, del rapporto acqua/farine e della temperatura, il tempo richiesto per completare il mashing può andare da 30 a 90 min

  • Con temperature, concentrazioni e pH più alti viene favorita l’alfa-amilasi e la conversione dell’amido può essere completata in 30 min

  • Temperature più basse, mosti più diluiti e pH più bassi tendono a dare mosti con attenuazione limite più elevata (maggiore attività beta-amilasica) ma con tempi di ammostamento più lunghi

 

pH

  • Per le beta-amilasi l’optimum di pH è circa 5.3-5.4 mentre per le alfa-amilasi è di circa 5.6-5.7

  • Il pH può essere corretto (abbassato) o trattando l’acqua prima dell’ammostamento o intervenendo direttamente sul mosto.

  • La diminuzione del pH può essere ottenuta acidificando (es. con acido lattico, solfato o cloruro di calcio), con sosta “acida”, utilizzando del malto acido o malti scuri e colorati che hanno un effetto di acidificazione del mosto

 

Rapporto acqua/farine

  • Un rapporto 4:1 ha un effetto di diluizione sugli enzimi, la conversione dell’amido è rallentata ma il mosto a fine processo è più fermentescibile perché gli enzimi non sono stati inibiti dalle alte concentrazioni di zuccheri

  • Un rapporto di 2.5:1 favorisce la proteolisi e una più rapida conversione dell’amido ma i prodotti della degradazione risultanti sono meno fermentescibili.

 

Infusione e decozione:

Ammostamento per infusione

E’ il sistema tradizionale e il più semplice; prevede il riscaldamento a una o più temperature di tutta la miscela acqua/farine senza che venga mai raggiunta l’ebollizione.

 

Ammostamento per decozione (a “tempere”)

Prevede l’innalzamento della temperatura della miscela acqua/farine in seguito al riscaldamento di una parte del mosto (1/3, 1/4) che viene portato ad ebollizione e poi riaggiunto alla miscela da cui era stato prelevato; in tal modo la temperatura complessiva aumenta sino al valore desiderato

 

Decozione: perché ?

  • In origine il sistema di ammostamento per decozione era finalizzato ad ottenere il massimo della resa da malti di scarsa qualità o poco modificati. Oggi queste condizioni non sussistono più e la gran parte dei malti oggi disponibili sul mercato sono di buona qualità e ben modificati

  • La decozione ha lo scopo di aumentare la temperatura del mosto ma le sue più importanti funzioni sono legate ai fenomeni che avvengono nelle aliquote portate ad ebollizione

 

Decozione: pro...

  • L’ebollizione provoca una più intensa e completa gelatinizzazione dell’amido. Ciò consente una maggiore degradazione enzimatica

  • La decozione aumenta l’efficienza del processo di ammostamento con un aumento delle rese in estratto

  • Succedanei con temperature di gelatinizzazione più elevate possono essere portati ad ebollizione separatamente con una delle tempere

  • Durante la cottura vengono prodotte delle melanoidine (effetto positivo sul gusto e aroma)

  • Si verifica una coagulazione e precipitazione delle proteine con effetti positivi sulla limpidità della birra

  • Si ottiene una più efficace riduzione del DMS

 

Decozione: …e contro

  • La decozione è un processo che richiede più tempo, una maggiore organizzazione e un maggiore dispendio energetico

  • Quando si riaggiunge l’aliquota portata ad ebollizione alla massa del mosto si possono indurre dei fenomeni di tipo ossidativo

  • Durante la cottura bisogna fare attenzione per evitare fenomeni di “bruciatura” del mosto

  • Il valore di pH va attentamente monitorato ed eventualmente corretto (<5.7) per evitare l’estrazione di tannini dalle scorze del malto

 

Calcolo del volume di decozione:

  • L’aliquota di mosto che viene prelevata e portata in decozione è circa 1/3 o 1/4 del volume totale

  • Es. di calcolo: 20 Hl di mosto a 50°C devono essere portati a 65°C. Qual è il volume di mosto da portare in decozione?

  • V = (65 - 50) x 20/ (90 - 50)

  • V = 15 x 20/40 = 7.5

  • L’aliquota di mosto sarà pari a 7.5 Hl

 


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