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L’ammostamento (Mashing):
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Scopo dell’ammostamento è la solubilizzazione, ad opera degli enzimi, degli zuccheri complessi presenti nel malto.
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Tutte le sostanze che passano in soluzione vengono indicate come estratto
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Prima di questa fase solo il 15-25% del malto è solubile. L’ammostamento dovrebbe dare una resa pari a circa il 65-80% del peso del malto.
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La percentuale di estratto non fermentescibile (destrine e proteine) dipende dai tempi e temperature di ammostamento
Gli enzimi:
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Gli enzimi sono molecole proteiche che svolgono il ruolo di catalizzatori biologici in tutte le reazioni biochimiche.
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Un catalizzatore aumenta la velocità di una reazione senza prendervi parte
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Gli enzimi hanno una elevata specificità verso il substrato
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Gli enzimi manifestano la massima attività in corrispondenza di valori ottimali di pH e temperatura
 
Enzimi e optimum di temperatura
Enzimi e optimum di pH
Tempo e attività enzimatica:
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La massima attività enzimatica viene raggiunta tra 62 e 68°C dopo circa 10-20 min
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Dopo 40-60 min l’attività enzimatica decresce dapprima rapidamente per poi calare più lentamente.
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Un incremento quindi della durata dell’ammostamento porta anche a un incremento della concentrazione delle sostanze estrattive ma tale aumento diventa via via sempre più lento
Effetto della durata dell’ammostamento
sulla resa in estratto e azoto solubile: (G.H. Palmer, 1989)
% di maltosio (M) e destrine (D)
con diverse combinazioni di pH e temperatura: (Wheeler, 1993)

Degradazione dell’amido:
rigonfiamento dei granuli di amido in acqua calda. L’amido viene più facilmente attaccato dalle amilasi
riduzione della viscosità dell’amido gelatinizzato ad opera delle alfa-amilasi
completa degradazione dell’amido a maltosio e destrine ad opera delle amilasi (alfa e beta)
Caratteristiche dell'amido dei principali cereali:
Temperatura di gelatinizzazione:
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Il diametro dei granuli di amido è compreso tra <6 microm a 15-20 microm.
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Sebbene i granuli più piccoli siano da 5 a 10 volte più numerosi i granuli grandi rappresentano più dell’85% dell’amido presente
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I granuli più grandi gelatinizzano a circa 58-62°C mentre circa 68°C è la temperatura necessaria per quelli più piccoli (Bamforth, 1998)
Amido dell’orzo e del malto (Kunze, 1996):

Composizione dell’estratto:
I fattori che influenzano la composizione delle sostanze estrattive presenti nel mosto sono:
Composizione media di un mosto di birra (G.H. Palmer, 1989)
Zuccheri del mosto (Kunze,1999)
Ruolo delle Glicoproteine:
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Sono polimeri di destrine e proteine a medio e alto peso molecolare
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Vengono considerate come importante fattore nella stabilità della schiuma
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Le temperature considerate più idonee alla loro formazione sono intorno ai 71-72°C
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Una sosta di 30’ a queste temperature è considerata ottimale (glycoprotein rest) (Lusk, 1987; Narziss, 1994; Ishibashi, 1997)
Importanza della densità del mosto (rapporto acqua/farine):
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Normalmente questo rapporto è di circa 2.5-3.0 L/Kg di farine
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Generalmente mosti più densi (basso rapporto acqua/farine) presentano una maggiore efficienza enzimatica, con un effetto più prolungato nel tempo (Noonan, 1986)
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Un mosto più concentrato, grazie alla minore capacità termica del malto rispetto a quella dell’acqua, è più “delicato” nei confronti degli enzimi
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Mosti più concentrati presentano quindi enzimi più resistenti alla inattivazione termica. Ciò è dovuto all’effetto protettivo determinato dalla elevata concentrazione dei colloidi e dei soluti presenti in soluzione
Calcolo della temperatura di ammostamento:
Per calcolare correttamente questa temperatura bisogna considerare diversi fattori:
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la temperatura desiderata (°C)
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volume dell’acqua aggiunta (L)
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temperatura dell’acqua aggiunta (°C)
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capacità termica dell’acqua (Kilojoules/Kg/°C)
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Quantità di farine (Kg)
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Temperatura delle farine (°C)
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capacità termica delle farine(Kilojoules/Kg/°C)
Come ottenere la temperatura di ammostamento:
Es.: per ottenere un mosto a 64°C dopo la miscelazione con le farine, quale deve essere la temperatura dell’acqua aggiunta ? Esempio:
(1) Acqua (°C) + (2) Farine prima (°C) = (3) Acqua (L) + (4) Farine dopo (°C)
(1) (12 Kg) (4.2 KJ/Kg/°C) (X°C) + (2) (4 Kg) (2.3 KJ/Kg/°C) (29°C) = (3) (12 Kg) (4.2 KJ/Kg/°C) (64°C) + (4) (4 Kg) (2.3 KJ/Kg/°C) (64°C)
X= 70.4°C
Soste di ammostamento:
Impasto (“Doughing In”):
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Lo scopo è quello di ottenere le condizioni ideali per la solubilizzazione degli enzimi presenti nello strato aleuronico del seme.
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Si evita inoltre che la farina più fine tenda ad impaccarsi grazie ad una regolare idratazione.
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Ha una durata di 15 - 30 min e può risultare utile solo nel caso di malti scuri, poco modificati e/o enzimaticamente deboli.
Sosta “acida”:
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Lo scopo è quello di abbassare l’iniziale pH del mosto quando si impiegano acque molto dolci che non provocano una significativa precipitazione dei fosfati di calcio con diminuzione del pH
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L’enzima coinvolto è la fitasi (30-52°C) che degrada la fitina, sale insolubile in cui gran parte dei fosfati del malto sono legati all’acido fitico
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Oltre all’abbassamento del pH a queste temperature sono attive anche le ?-glucanasi. Viene inoltre liberato il mio-inositolo, vitamina del gruppo B necessaria allo sviluppo del lievito
Sosta di peptonizzazione:
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La degradazione proteica avviene tra 45 e 55°C ma continua più lentamente anche a temperature maggiori ad opera delle peptidasi e proteasi (o proteinasi)
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A 45°C si formano prevalentemente prodotti di degradazione a basso peso molecolare (nutrizione dei lieviti)
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A 55°C si formano prevalentemente prodotti di degradazione ad alto peso molecolare (schiuma, gusto, pienezza della birra, torbidità)
Sosta di saccarificazione
La temperatura
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Lo scopo è la degradazione dell’amido in zuccheri più semplici ad opera delle beta- e alfa-amilasi
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Come noto le beta-amilasi (60-65°C) formano maltosio mentre le alfa-amilasi (70-75°C) prevalentemente destrine
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65°C potrebbe essere considerato il valore di temperatura “soglia” tra un enzima e l’altro.
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Variazioni anche di 2-3°C per pochi minuti possono modificare in modo sensibile il rapporto maltosio/destrine
Zuccheri e temperatura (Fix, 1997)

Degradazione dell’amido e colorazione allo iodio
(Kunze,1999)
Tempo
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In funzione del pH del mosto, del rapporto acqua/farine e della temperatura, il tempo richiesto per completare il mashing può andare da 30 a 90 min
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Con temperature, concentrazioni e pH più alti viene favorita l’alfa-amilasi e la conversione dell’amido può essere completata in 30 min
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Temperature più basse, mosti più diluiti e pH più bassi tendono a dare mosti con attenuazione limite più elevata (maggiore attività beta-amilasica) ma con tempi di ammostamento più lunghi
pH
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Per le beta-amilasi l’optimum di pH è circa 5.3-5.4 mentre per le alfa-amilasi è di circa 5.6-5.7
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Il pH può essere corretto (abbassato) o trattando l’acqua prima dell’ammostamento o intervenendo direttamente sul mosto.
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La diminuzione del pH può essere ottenuta acidificando (es. con acido lattico, solfato o cloruro di calcio), con sosta “acida”, utilizzando del malto acido o malti scuri e colorati che hanno un effetto di acidificazione del mosto
Rapporto acqua/farine
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Un rapporto 4:1 ha un effetto di diluizione sugli enzimi, la conversione dell’amido è rallentata ma il mosto a fine processo è più fermentescibile perché gli enzimi non sono stati inibiti dalle alte concentrazioni di zuccheri
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Un rapporto di 2.5:1 favorisce la proteolisi e una più rapida conversione dell’amido ma i prodotti della degradazione risultanti sono meno fermentescibili.
Infusione e decozione:
Ammostamento per infusione
E’ il sistema tradizionale e il più semplice; prevede il riscaldamento a una o più temperature di tutta la miscela acqua/farine senza che venga mai raggiunta l’ebollizione.
Ammostamento per decozione (a “tempere”)
Prevede l’innalzamento della temperatura della miscela acqua/farine in seguito al riscaldamento di una parte del mosto (1/3, 1/4) che viene portato ad ebollizione e poi riaggiunto alla miscela da cui era stato prelevato; in tal modo la temperatura complessiva aumenta sino al valore desiderato
Decozione: perché ?
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In origine il sistema di ammostamento per decozione era finalizzato ad ottenere il massimo della resa da malti di scarsa qualità o poco modificati. Oggi queste condizioni non sussistono più e la gran parte dei malti oggi disponibili sul mercato sono di buona qualità e ben modificati
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La decozione ha lo scopo di aumentare la temperatura del mosto ma le sue più importanti funzioni sono legate ai fenomeni che avvengono nelle aliquote portate ad ebollizione
Decozione: pro...
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L’ebollizione provoca una più intensa e completa gelatinizzazione dell’amido. Ciò consente una maggiore degradazione enzimatica
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La decozione aumenta l’efficienza del processo di ammostamento con un aumento delle rese in estratto
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Succedanei con temperature di gelatinizzazione più elevate possono essere portati ad ebollizione separatamente con una delle tempere
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Durante la cottura vengono prodotte delle melanoidine (effetto positivo sul gusto e aroma)
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Si verifica una coagulazione e precipitazione delle proteine con effetti positivi sulla limpidità della birra
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Si ottiene una più efficace riduzione del DMS
Decozione: …e contro
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La decozione è un processo che richiede più tempo, una maggiore organizzazione e un maggiore dispendio energetico
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Quando si riaggiunge l’aliquota portata ad ebollizione alla massa del mosto si possono indurre dei fenomeni di tipo ossidativo
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Durante la cottura bisogna fare attenzione per evitare fenomeni di “bruciatura” del mosto
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Il valore di pH va attentamente monitorato ed eventualmente corretto (<5.7) per evitare l’estrazione di tannini dalle scorze del malto
Calcolo del volume di decozione:
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L’aliquota di mosto che viene prelevata e portata in decozione è circa 1/3 o 1/4 del volume totale
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Es. di calcolo: 20 Hl di mosto a 50°C devono essere portati a 65°C. Qual è il volume di mosto da portare in decozione?
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V = (65 - 50) x 20/ (90 - 50)
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V = 15 x 20/40 = 7.5
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L’aliquota di mosto sarà pari a 7.5 Hl
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